Maurizio Cevenini - LE IDEE E LE SPERANZE
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  Tribuna: LE IDEE E LE SPERANZE
Postato Mercoledì, 14 marzo alle 12:28:08
 
 
  Tribuna
Il 19 marzo per me è un giorno importante: sarebbe il compleanno di mia madre, che non c’è più, e il giorno del papà, che mia figlia ricorda ogni tanto. Ma io sono soprattutto un cittadino bolognese e per Bologna è e sarà sempre il giorno del ricordo di Marco Biagi. Sono passati ormai dieci anni dal suo assassinio. Ripenso a quella sera, quando la notizia iniziò a circolare. La prima reazione fu l’incredulità, poi lo sgomento, la rabbia, il dolore. E la pena, immensa, per un uomo ucciso ingiustamente e per una famiglia duramente colpita.


E’ anche attraverso il ricordo che si calma il dolore; è la memoria condivisa che rinnova il valore di un uomo e del suo lavoro. Per questo sono d’accordo con il sindaco Merola quando dice che lunedì sarà una giornata importante per Bologna, perché per la prima volta dall’omicidio del marito, Marina Orlandi ha deciso di partecipare alla commemorazione in Comune.
In questi 10 anni tante cose sono cambiate. Alcune trasformazioni Biagi le aveva già anticipate, con quello spirito da grande riformista che aveva. Non a caso i suoi studi erano incentrati sulla riforma del mondo del lavoro, uno dei temi più caldi di questa stagione storica e politica del nostro Paese. Mantenendo un equilibrato distacco, da studioso qual era, aveva capito per tempo il dramma della precarietà e della disoccupazione giovanile e cercava febbrilmente nuove strade. Sono certo che se fosse ancora vivo avrebbe dato un contributo prezioso a spiegare e risolvere questi cambiamenti. Biagi era un collaboratore dello Stato, un “tecnico”. Proprio per questo penso che avrebbe potuto essere chiamato nella squadra del premier Monti.
Sono state le sue idee, la sua determinazione, la sua voglia di sperimentare a farne una vittima prescelta. Da giuslavorista ha centrato il cuore del problema: la rottura profonda dei vecchi schemi previsti dai contratti di lavoro, sostituiti dalla crescita esponenziale di nuove generazioni in movimento, costrette a navigare in mare aperto. Da studioso al servizio dello Stato ha contribuito ad avviare un profondo rinnovamento. Il suo operato è stato sottovalutato e quando quella sera arrivò sotto casa con la sua bici, era solo. Qualche mese prima gli era stata tolta la scorta.
Ricordo altrettanto nitidamente il giorno della chiacchierata più lunga che feci con lui: era il 1996. Un anno indimenticabile, pieno di speranze per una sinistra rinnovata, culminato con la vittoria dell’Ulivo di Romano Prodi. Ovviamente non parlammo mai del Pd, a quei tempi era ancora lontano, ma affrontammo il tema della semplificazione della politica attraverso grandi aggregazioni capaci di andare oltre le divisioni ideologiche del secolo che stava finendo. Negli anni successivi non siamo mai riusciti ad approfondire quella discussione, ma sono sicuro che Biagi oggi sarebbe un interlocutore prezioso per il Partito Democratico, così come per le altre forze in campo.
Quella sera di dieci anni fa la scheggia residua delle Brigate Rosse ha voluto colpire i segnali di rinnovamento profondo dello Stato contenuti nel lavoro di Biagi e di Massimo D’Antona, ucciso prima di lui. Spero che i bolognesi non lo dimentichino mai. E sono convinto che le istituzioni, il mondo della scuola e del lavoro, la politica tutta, abbiano l’impegno morale di tenerne concretamente vivo il ricordo. Lo dobbiamo alla memoria di un marito e di un padre che oggi, come spesso faceva, sarebbe allo stadio con i figli, cresciuti con la passione per i colori rossoblu.
 
Articolo pubblicato da Il Resto del Carlino, edizione del 14/03/2012
 
 
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