Maurizio Cevenini - LA NOTTE SUL MONDO
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  News: LA NOTTE SUL MONDO
Postato Giovedì, 24 novembre alle 14:41:12
 
 
  News
Affrontare un tema come quello della Shoah, lo sterminio degli ebrei perpetrato dai nazisti, non è certamente facile. Soprattutto quando si decide di farlo con uno strumento delicato ed evocativo come la poesia. Eppure i versi, più di qualunque altro mezzo narrativo, riescono in questo caso a raccontare la pena, il dolore, lo sdegno e la rabbia che Roberto Dall’Olio ha deciso di condividere con il lettore.


L’autore ci parla di quando la notte è caduta, forse per la prima volta con così tanta violenza, sul nostro mondo. Di quando il buio ha reso gli esseri umani disumani: non umani erano i nazisti e il loro odio folle; non umane diventavano le vittime, rinchiuse in campi di sterminio e private della loro vita, della loro dignità, della libertà. Private, per l’appunto, della loro umanità. “Come si diventa vittime?” si chiede l’autore. “Basta perdere qualcosa di tuo, qualcosa di importante, il lavoro, la casa, la dignità. Basta retrocedere nella scala sociale, diventare oscuri colpevoli, infine criminali. Dopo diventi roba facile da eliminare”.

Dall’Olio ci racconta cosa ha sentito, visto e provato quando ha visitato uno di questi campi di sterminio. Ci dice in versi che cosa è rimasto di Auschwitz, dopo Auschwitz.

Ebbene, quello che è rimasta è una cicatrice, profonda e dolorosa come i ricordi che evoca. L’autore ha sentito il dovere civile di mantenere viva la memoria, per noi tutti e per chi è più lontano a livello temporale da quei giorni infausti, come i giovani. Non è un lamento, non ci sono lacrime. Perché, come dice lo stesso autore, “qui non c’è posto per le lacrime, qui il pianto liberatorio umano sarebbe uno sparo nella sinfonia del silenzio, dove il tempo ha racchiuso il dolore delle cose”.

Leggendo questi versi si viaggia, nel tempo e nei luoghi, si coglie la violenza nazista, quella “catena di montaggio dello sterminio” che l’autore mette a nudo, senza veli. Una violenza che genera rabbia e sdegno, due sentimenti negativi che in questo caso diventano motore propulsivo della memoria.

E’ impossibile trovare una spiegazione a quanto è accaduto. Perché non c’è: quello che è successo è frutto di odio e cattiveria, ignoranza e idee folli. E questo ci fa forse arrabbiare ancora di più: nulla di quello che è successo ad Auschwitz ha un senso.

Io ci sono stato ad Auschwitz, ma grazie a Dall’Olio ci torno ora con un altro spirito. Leggendo queste poesie ho sofferto e riflettuto, ricordato, provato sdegno e pena.
Ringrazio quindi l’autore, per l’opera di impegno civile che ha voluto condividere con noi.

Maurizio Cevenini
 
 
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