|
IL MIO CANTO LIBERO:
spazio per interventi, dichiarazioni e valutazioni che per pertinenza,
opportunità e tempi potrebbero non adeguarsi al mio ruolo politico
istituzionale .
Cari compagni quello che segue è
un modo come un'altro per augurare buon anno. Dedicato a quelli che non ci sono
più e a quelli che ci credono ancora.
Il mistero della macchina
Ne scriviamo, ne parliamo noi, ultimi in
ordine di tempo, “gestori” del gioco più antico ed ingenuo della Festa de
l’Unità: la pesca gigante.
Dalla Montagnola
ai giardini Margherita al parco Nord, sostanzialmente inalterato nella formula,
il gioco ha seguito questi sessant’anni di evoluzione politica dal Partito
comunista italiano ai Ds. Giochi soprattutto, ma anche oggetti per la casa, per
lo studio e poi via via a salire elettrodomestici, moto e la macchina. Molti
oggetti inutili ma il bancone è sempre pieno perché la fortuna va sfidata
togliendo l’anella di pasta e srotolando il minuscolo biglietto. Di speaker che
bombardano di messaggi impensabili ma attraggono alle urne, ne sono passati
mille. Uno per tutti il solfanaio, mestiere estinto (anche il computer rifiuta
la parola) che alla sera si trasformava come Travolta in un completo bianco e
incitava la folla mescolando la Russia, la patria, Andreotti, Togliatti e via… E
le urne che ricordo sempre rosse si aprivano a tante mani di bambine, di nonni,
di esperti: Erano prevalentemente i dipendenti comunali a gestire i turni di
quegli anni. E arrivava il sindaco Dozza a cui piaceva giocare; i compagni erano
contenti ma la preoccupazione era che potesse vincere qualcosa d’importante e
come si diceva allora, non stava bene.
Negli anni la
pesca divenne più ricca e comparve la prima macchina, la Skoda o qualcosa di
simile comunque proveniente dall’est perché la macchina dei padroni la si
comprava con tanti sacrifici, ma esporla alla festa era troppo. Da lì iniziò la
leggenda che resterà nel ricordo dei responsabili che si sono succeduti e che
hanno conservato quello strano segreto. Si narra che dopo un paio d’anni, la
macchina uscisse l’ultima o al massimo la penultima sera. Anche i compagni che
si sono succeduti nel servizio non hanno mai compreso il meccanismo che si
trascinava questo dubbio. Le urne venivano riempiti ad inizio festa e pian piano
tutti i regali uscivano, ma la macchina tardava e l’ultima sera era la ressa.
Quindici anni fa
ci venne chiesto, compagni del Santo Stefano, di gestire quella strana creatura
piena di segreti e di sogni per grandi e bambini. Non ci piaceva perché, seppur
scarsi lettori, contribuivano alla gestione della libreria. Ci pensammo su un
po’, qualche riunione e via in modo sperimentale.
L’impatto con la
storia fu duro. Abbiamo deciso di non fare cognomi, ma nomi sì: Peppino,
Giorgio, Giorgio, Dino e pochi altri. Per chi conosce e ama questo strano
partito l’identificazione è immediata, personaggi duri bruschi, ma di
straordinaria generosità, umanità, onestà. Ci integrammo pian piano e il
passaggio di consegne che prevedeva riti strani ci introdusse a un mondo
particolare dal quale non ci stacchiamo più. Gli incarichi sono cambiati non
abitiamo neppure più nel quartiere, ma ad agosto siamo lì e per un mese diventa
castello incantato che attrae migliaia di persone.
Ci fecero capire
che tutto poteva cambiare ma la formula di quel gioco no,
neppure il nome che per qualche tempo fu cambiato in sottoscrizione a premi. Era
vero, infatti neppure il tanto decantato casinò rubò la piazza alla regina dei
giochi.
Oggi la festa ha
assunto i colori rossoblu della squadra del cuore della città, passano
calciatori, veline, tifosi e il solito appassionato pubblico dei bambini, dei
camerieri per caso, dei dirigenti di partito che pescano… “sai per la bambina”.
Ma in tutti,
espressa o no, c’è la domanda “quando esce la macchina?”. Mescola, mescola,
prima o poi uscirà.
Vincenzo e la sua mamma, tra pochi
giorni, inizieranno ad arrotolare i biglietti, rigorosamente uno alla volta nelle
sere d’inverno: serie, serie, premio bianco, giallo… e la macchina da due anni
la estraiamo con un premio Jolly; lo scorso anno ne abbiamo estratte addirittura
due. Ci rimbomba nelle orecchie la voce tremante della ragazza che ha vinto lo
scorso anno: “non ho la macchina ne avevo bisogno”.
Il segreto dell’urna lo conserva questa
sessantenne che resiste alla piazza globale, ad internet, all’isolamento dagli
altri stand perché fa troppo casino.
Pescate, pescate… tra poco torna il
nazionale. Anna Rosa, Maurizio, Vittorio
Bologna, 2 gennaio 2005
Morandi, quello che
dipingeva…
In questi giorni, per sollecitazione del Presidente
Montanelli e del Direttore Weiermair della Galleria d’Arte Moderna è tornato di
prepotente attualità il tema del trasferimento del Museo Morandi all’ex Forno
del pane assieme al resto della Galleria. Non è una novità che dall’insediamento
della giunta Guazzaloca questa volontà sia stata più volte manifestata, ma ora è
giunta concretamente l’ora della scelta. Intanto il dibattito e il conflitto di
posizioni ha portato, in questi ultimi anni, dei danni difficilmente riparabili
primo tra tutti un impressionante calo di visitatori strettamente collegato alla
polemica uscita della responsabile Marilena Pasquali, principale animatrice sin
dalla nascita del Museo. In campo ci sono due temi di grande rilievo: uno
tecnico-culturale, l’opportunità di diluire un museo, unico e apprezzato nel
mondo, in mezzo ad altre opere ed iniziative; il secondo di natura giuridica e,
aggiungo morale, se sia opportuno forzare e disattendere le volontà di chi ha
voluto donare ad una città un patrimonio straordinario. Per entrambi i motivi
sono profondamente contrario allo spostamento, come mi pare di aver interpretato
i massimi esperti dell’opera di Morandi e l’apprezzato gruppo dell’Associazione
che si è costituita per la valorizzazione del Museo. L’attuale spazio destinato
alle opere di Morandi è prestigioso, gradevole, funzionale e valorizza il
percorso culturale che si presenta al visitatore; certamente, e in questo si
nota l’assenza della Pasquali e l’abbandono da parte del direttore della Gam,
occorre creare eventi, scambi, mostre senza i quali si fa morire qualsiasi
museo. Il secondo punto, però, mi appare ancor più importante. Quando Maria
Teresa Morandi decise di donare al comune di Bologna e non a un qualsiasi
mercante d’arte, le opere, fu chiara nella richiesta di destinazione;
l'amministrazione fu altrettanto chiara nella formulazione dell’apposita
convezione con precisi vincoli. Certo dopo cinquant’anni è crollato il muro di
Bologna, ora governa il centro destra, ma questo non può voler dire disattendere
impegni solenni presi. C’è un ultimo punto che vorrei segnalare. Weiermair
motivando con calore le ragioni della scelta del trasferimento ha sostenuto che
i bolognesi devono abbandonare le ragioni sentimentali che li legano al Morandi
nell’attuale collocazione; ecco, il terzo motivo è proprio questo, i bolognesi
amano Morandi a Palazzo d’Accursio anche per ragioni di sentimento e di cuore,
forse non da tutti sufficientemente apprezzati.
Bologna, 27 marzo 2003
Maurizio Cevenini
Il Sindaco tace, noi no...
Venerdì 28 i Gruppi Consiliari dell’Opposizione nel Comune di
Bologna promuovono, nella Sala del Consiglio Comunale, alle 15.00 un confronto
pubblico su un tema molto vasto ed importante: "Cosa può, cosa deve fare una
città per la pace e la solidarietà internazionale".
Se certamente non manca, a motivo di questa iniziativa, una
ragione politica più che legittima: Guazzaloca è scomparso totalmente in questi
lunghi giorni hanno visto straordinarie manifestazioni dei cittadini di Bologna.
L’Opposizione comprende di avere sulle proprie spalle la
responsabilità di rappresentare il Comune come una Istituzione democratica,
sensibile, presente.
Ma, proprio per questo, avvertiamo l’esigenza di andare oltre
la polemica.
Bologna ha una grande tradizione come città di pace.
Insieme alla Firenze di Giorgio La Pira e alla Venezia di
Massimo Cacciari, Bologna democratica, nelle diverse stagioni da Dozza a Vitali
ha saputo essere una attiva promotrice di rapporti internazionali più avanzati,
fra est ed ovest, da prima, poi fra il nord ed il sud del mondo.
Non si tratta solo di un bel tempo andato.
Bologna è una parola che apre ancora molte porte, fuori
d’Italia e il Comune possiede un’invidiabile know-how nei rapporti con l’estero.
E’ un patrimonio molto sotto utilizzato ma che può essere
riattivato da un Governo della città all’altezza dei propri compiti.
E’ urgente la promozione di una conferenza cittadina per un
programma di iniziative che affermando Bologna come Città di Pace, riproponga il
ruolo delle Ambasciate della città, degli uffici per i rapporti internazionali,
della collaborazione a tali scopi con l’Università, la cui attività
internazionale è particolarmente ampia e qualificata, il CNR e l’ENEA, le
scuole.
Proviamo a dettagliare alcune proposte.
Con l’obiettivo della centralità dell’ONU è senz’altro
necessario mettere in campo una serie di progetti con le principali
organizzazioni settoriali delle Nazioni Unite su sviluppo sostenibile, agenda
21, sanità, cultura.
Con l’obiettivo di un rilancio politico e culturale
dell’Unione Europea, bisogna promuovere progetti, a partire soprattutto dai
numerosi e significativi gemellaggi con altre città sorelle del continente, sui
diritti umani, l’integrazione culturale, l’accoglienza, con particolare
attenzione all’interscambio di esperienze nei campi fondamentali
dell’acquisizione di competenze di vario livello nei linguaggi informatici e nel
multilinguismo.
Eurocities può essere l’ambito migliore per un forte sviluppo
di tali progetti oltre alla prosecuzione di quelli, già in essere tesi in
particolare al miglioramento delle reti dei servizi con il confronto fra i punti
di qualità delle diverse città europee.
Con l’obiettivo di promuovere una nuova cittadinanza
consapevole dei lavoratori, delle famiglie e dei giovani migranti bisogna
utilizzare al meglio le reti di comunità e di solidarietà di coloro che vivono a
Bologna provenendo ormai da tutto il mondo.
Con l’obiettivo della solidarietà internazionale occorre
riprendere e qualificare i progetti attuati con la collaborazione delle
Associazioni ed Organizzazioni non governative di cooperazione dove stanno
emergendo realtà più agili ed innovative.
Priorità delle priorità deve essere oggi l’attiva promozione
di patti fra le città delle Nazioni mediterranee e fra l’Europa Comunitaria ed i
Balcani.
Passano da qui le due faglie delle questioni generatrici di
conflitti fra est ed ovest nord e sud fra confronto e viceversa guerra fra le
civiltà.
Le chiusure dell’Ambasciata di pace a Tuzla e dell’ISI
(Istituzione per l’Immigrazione) sono state le Colonne d’Ercole attraversate
all’incontrario dall’Amministrazione Guazzaloca: dall’apertura al mondo si è
passati ad una chiusura municipalistica che ha danneggiato gli stessi interessi
di Bologna.
In questi giorni di guerra a Baghdad e di rottura fra
"vecchia" e nuova Europa i punti che abbiamo indicato potrebbero contribuire a
riprendere il cammino nella direzione giusta.
Occorreranno però idee chiare e risorse certe, così come le
Opposizioni hanno chiesto nella mozione unitaria: "Per Bologna città di pace".
Serve un investimento adeguato, una scelta chiara nel
bilancio del Comune che può essere volano per il ritorno di risorse
significative per la città.
La pace costa , ma la pace rende, costruisce buon governo.
Caro
Napoleone ti chiedo scusa...
Caro Napoleone, se avessi pensato che la mia presenza ti
avrebbe creato tanti imbarazzi, non avrei accolto il tuo gentilissimo invito.
Era la tua festa, era la festa di centoventi donne e uomini che tu hai voluto,
anno dopo anno, accogliere nel tuo caldo e confortevole ristorante. Ho visto
gioia, allegria, ricordi in quei volti. C'è la storia di Bologna, fatta di
generosità, gesti belli ma anche di abbandono e di emarginazione. Occorre fare
di più, in particolare da parte di chi è impegnato nelle istituzioni; per questo
è importante che ci sia sempre il sindaco di Bologna, perché rappresenta tutta
la città, io tornerò a trovarti durante l'anno, fammi un piatto leggero... Non
ti preoccupare è stata anche per me una bellissima Epifania, ho incontrato
tantissimi amici, ho conosciuto la gentilissima Chiara, tuo medico e angelo
custode, che mi ha fatto compagnia e ho capito perché è riuscita a metterti in
piedi, più in forma che mai. Tutto bene, quindi, vecchio leone, le battaglie
continuano.
Bologna, 7 gennaio 2003
Maurizio Cevenini
4
gennaio: dodici anni dopo al Pilastro
C'era
nebbia questa notte su Bologna, esattamente come quella maledetta notte di
dodici anni. Tre giovani carabinieri trucidati a freddo da colleghi delle "forze
dell'ordine"; già, l'ordine del terrore che sconvolse la nostra città e non
solo, e per il quale, forse, non si è ancora fatta completamente luce.
Coperture, depistaggi inseriti nella rete dei misteri che da Piazza Fontana in
ha sconvolto l'Italia. Questa mattina abbiamo reso omaggio a quei ragazzi, e lo
faremo anche questa sera al Palazzetto dello sport del Pilastro, ascoltando
storie di staffette partigiane, storie d'amore che si perdono nella nostra
storia.
Bravi ragazzi, per l'intensità con cui avete letto le storie
delle staffette partigiane, donne speciali che hanno fatto la storia. Mi
dispiace per chi non ha potuto assistere al vostro spettacolo si sarebbe
commosso come noi. Questa è e rimane la differenza tra noi e loro; tra noi che
crediamo che l'Italia delle speranze sia nata da quei giorni e da quelle
persone, e chi insiste a sostenere che "erano tutti uguali...".
addio Giorgio, poeta di una generazione
|
Era
il 1976 quando incontrai per la prima volta Giorgio Gaber. La
fortuna è legata alla comune amicizia con Patrizia, attrice,
poetessa sostanzialmente nulla facente, ma amabile
conversatrice. Io giovane comunista di belle speranze, reduce
dal militare sul fronte slavo (sarebbero entrati da lì i
cosacchi per arrivare in San Pietro) amavo le sue canzoni non
mi ero perso un concerto. In quell'anno presentò "Libertà
obbligatoria"; in grande anticipo sulla nostra generazione
aveva capito i mali della sinistra e li esasperava con il suo
pessimismo estremo. Ci litigai quella sera, attorno alla frase
"anche per oggi non si vola..." sintesi di tutto il suo
scrivere. In fondo anche quella sedia vuota che voglio
ricordare in una sua immagine, rappresentava il vuoto, la
delusione, la mancanza di speranza. E' stato un grande, ci ha
fatti neri, ma credo ci abbia amati. Mi arrabbiai quella sera
contro l'ennesimo "compagno che sbaglia"; per vent'anni,
ironia della sorte, quella frase ha accompagnato i tanti
fallimenti della mia vita. Ricorre spesso in scritti persi nel
sito e mi è servita per dare spiegazioni che non avevo.
Nell'ultimo spettacolo fino ad ora conosciuto, ha cantato la
resa incondizionata, ma nel pezzo "qualcuno era comunista" c'è
tutta la nostalgia di ciò che poteva esserci di buono da
esplorare, da vivere. Leggete il testo integrale
di quella ballata del rimpianto.
Caro Giorgio da qualche mese sto provando a volare di nuovo e
quella sedia non è vuota. Per questo credo fermamente che tu
te ne sia semplicemente andato sulla torpedo blu... mc
Inaspettatamente ho trovato
15 messaggi
su questo testo, grazie. |
|
Buon Anno
Chiude il suo cammino il 2002, un anno che, come gli
altri, lascerà in tutti ricordi belli e tristi. Riserverò ad altri spazi di
questo strano contenitore le considerazioni sui fatti politici, sulla nostra
Bologna. Qui voglio semplicemente augurare a chi legge, tutto il bene possibile.
Invitare tutti a fare la cosa più bella e difficile del mondo, vivere
intensamente le rare e preziose occasioni di serenità. E' stato l'anno più
importante della mia vita, perché ho provato nello spazio di pochi mesi il
dolore e la disperazione più intense, e la gioia e la voglia di vivere. In modo
occasionale, più semplice e disarmante, puoi trovare la persona che riesce a
farti credere che tutto è possibile. Non parlo di squallide e banali storie di
cui si parla nei bar, parlo di sentimenti. Incomprensibili con i parametri
classici, i luoghi comuni, credibili se colleghi cuore e cervello. A te che hai
saputo darmi una forza immensa auguro di esaudire ogni sogno...La vecchia quercia ora riposa, avvicinati senza timore ti
ascolterà anche nel resto dell’anno, dispensando saggezza, con discrezione.
tratta da "un poeta occasionale". Un ultimo pensiero a chi mi sta aiutando a far
vivere questo sito, innanzitutto Cristina WM indiscussa, poi Alfredo, Gino,
Maria, Norma (rigorosamente in ordine alfabetico) e tutti voi... MC
27 gennaio 2002 - La giornata della memoria
Per il secondo anno, merito di una legge giusta,
il nostro Paese ha ricordato le vittime della Shoah.
La nostra città ha celebrato il giorno della
memoria con la deposizione di corone in Piazza Nettuno e alla Certosa.
Personalmente per la prima volta ho assistito
alla commemorazione, da parte della comunità ebraica, dentro una Sinagoga e
confesso di aver provato emozione.
La riunione dei Consigli Comunale e Provinciale
hanno completato la giornata. Molti gli interventi istituzionali, a partire dal
Sindaco e dal Presidente della Provincia, ma sicuramente i due momenti più
significativi sono stati gli interventi dei ragazzi delle scuole e la
testimonianza dura e asciutta di Nedo Fiano, sopravvissuto al campo di Auschwitz.
Fu proprio il 27 gennaio di cinquantasette anni fa, che un
soldato dell'Armata rossa entrò, più spaventato degli stessi prigionieri, nel
campo di
Auschwitz...Queste
sono le prime parole di un racconto indimenticabile.
Nelle stesse ore a Gerusalemme e nel mondo ancora
morti. L'umanità continua a non capire.
Maurizio Cevenini
Alla Redazione dell’Unità
Bentornati
Il 1999 è stato un anno
particolare e significativo. Per me, e credo per molti altri bolognesi, ha
rappresentato un momento peculiare, non solo per il cambio nell’amministrazione
della città, ma anche per aver perso, dopo i noti travagli del giornale, le
pagine locali dell’Unità.
Il ritorno quindi dell’inserto
Emilia Romagna rappresenta, anche simbolicamente, un fatto importante e
significativo per l’intero panorama dell’informazione cittadina.
Il mio vuole essere un saluto
affettuoso, ma anche formale per il ruolo che rivesto, e nell’augurarvi buon
lavoro auspico che il giornale torni ad essere uno strumento utile per i lettori
e un pungolo per gli addetti ai lavori, con un’attenzione particolare e
rinnovata ai problemi della città, senza sconti né a destra né a sinistra.
C’è grande bisogno di
un'informazione attenta e seria su Bologna e la voce di un quotidiano storico,
che torna ad occuparsi della città, è quanto mai necessaria.
Posso dirvi che in tanti, non
solo nel mondo della sinistra, aspettavano questo momento, sta a voi dimostrare
di essere in grado di rispondere alle attese.
In bocca al lupo di cuore da
affezionato lettore.
Bologna, 24 gennaio 2002
Maurizio Cevenini
E’ morto Horst Fantazzini
Una vita trascorsa dietro le sbarre. Horst Fantazzini ha 61 anni
e sta in carcere da quando ne aveva 29. Anarchico figlio di anarchici, era
finito dentro per rapina, ma la sua situazione si e' aggravata per cattiva
condotta: negli anni caldi ha preso parte a tutte le rivolte carcerarie. Non ha
mai compiuto reati di sangue. Del carcere dice: "E' un grande contenitore
di disagi che la società non è in grado di risolvere".
di Antonio Roccuzzo
Questa è una brevissima sintesi della vita sprecata di Horst Fantazzini,
ricordato come il ladro gentiluomo. Avrebbe dovuto restare in carcere fino al
2022 ma poche settimane fa è uscito dal carcere. Dopo pochi giorni è stato
nuovamente arrestato per una rapina delle sue, impossibile e stupida. La vigilia
di Natale, il primo Natale di libertà, è morto in carcere alla Dozza. Il
Ciccio ed io lo ricordiamo come un amico che in troppi non hanno saputo aiutare.
Buon anno
Se qualcuno aveva qualche incertezza sull’anno
uno del terzo millennio, dopo l’11 settembre sa perfettamente che l’anno che
finisce è il primo di una nuova era. Se il secolo scorso ha visto due guerre
mondiali e tanti altri massacri, le torri di New York assumono una dimensione
più cupa perché piombano sul mondo industrializzato in modo imprevisto,
innaturale. Ogni guerra ha visto nemici contrapporsi sotto proprie bandiere e
simboli, l’internazionale del terrore si muove nell’ombra. Purtroppo la
guerra, che continuo a giudicare inevitabile, non ha risolto il problema del
terrorismo né tanto meno le grandi sperequazioni del mondo. Ai governanti
spetta lavorare per un nuovo equilibrio mondiale e l’Europa, la nostra Europa,
deve assumere un ruolo strategico fondamentale accelerando quel processo d’unificazione
che non può essere solo monetaria.
Questo è stato l’anno dell’interruzione
della straordinaria esperienza di governo dell’Ulivo; con le nostre mani
abbiamo dilapidato un grande patrimonio ma sappiamo, senza alcuna supponenza,
che il governo Berlusconi è dannoso per l’Italia. Non solo per le grandi
differenze che esistono tra i due schieramenti in tema di diritti per i più
deboli, per le riforme, per la giustizia ma soprattutto sui temi forti della
politica internazionale e dell’economia. Dal ’90 ad oggi gli italiani hanno
fatto grandi sacrifici per sedere al tavolo d’Europa con pari diritti e sono
stati rappresentati da uomini come Ciampi, Prodi, Dini, Amato, D’Alema.
Berlusconi, abile e ricco finché si vuole, è altra cosa. Gli italiani, nella
loro maggioranza, lo avevano capito ma la divisione nel centro sinistra
combinato con l’alleanza ibrida polo-lega ha portato al governo il cavaliere.
Nel rispetto delle regole democratiche occorrerà ritessere la tela per
ritrovare le ragioni di un’unità perduta e contrastare questo governo.
Ma noi siamo un piccolo granello, un gruppo di
iscritti ad un Partito alla affannosa ricerca di se stesso. In un quartiere che
a grande maggioranza vota il centro destra, abbiamo un obiettivo prioritario:
Bologna. Non è il progetto di rivalsa e di riconquista dopo lo smacco del 99 ma
anche qui riteniamo che l’incredibile vittoria di Guazzaloca abbia dimostrato
che, per uomini e idee, questo centro destra è un danno per la città.
Nel scorse settimane, dopo il congresso di
Pesaro, abbiamo eletto i segretari delle nostre due sezioni, Nicodemo Spatari
alla Murri, Vittorio Franchi alla Colli-Galvani. A loro va tutto l’appoggio
del Partito nel quartiere perché ritengo che la fase delle mozioni vada
superata rapidamente. I DS nel quartiere S. Stefano sono considerati i più
ulivisti della città e nelle proprie sezioni è vivace e attiva,
contemporaneamente, una forte componente di sinistra; questa non è una
contraddizione è una ricchezza.
A Stefano Neri e Eros Parmeggiani, segretari
uscenti con diverse motivazioni, un grazie sincero. Per loro auspico un impegno
nei prossimi mesi ai massimi livelli dirigenti del nostro quartiere. Scrissi
nelle mie motivazioni di voto al congresso che chi fosse stato chiamato a
guidare il Partito in questo quartiere avrebbe dovuto conservare gelosamente il
patrimonio unitario ben più importante degli interessi di piccola fazione.
Dovevano essere solo auguri per tutti noi e ho
fatto una premessa da comizio, ma in fondo questa è la nostra malattia.
Buon anno a tutti.
Bologna, dicembre 2001 Maurizio Cevenini
Gli errori del passato non giustificano
gli attuali
Rispondo alle cortesi osservazioni di
Alessandra Servidori che critica il mio intervento sulla mancanza di umiltà e
di ascolto da parte della Giunta. Alessandra sa bene che personalmente non ho
mai giustificato gli errori da noi commessi nel passato e colpiti duramente dal
voto del ’99.
Da due anni a questa parte nelle mie
dichiarazioni ho sempre cercato di evitare di assumere posizioni preconcette e
ciò è dimostrato dai ripetuti tentativi fatti, anche in veste istituzionale,
per la ricerca di punti di convergenze sulle grandi questioni che interessano la
nostra città. Purtroppo siamo giunti a una fase di muro contro muro che
impedisce anche gli accordi più modesti su scelte di buon senso.
Una per tutte è certamente Sirio.
La giunta Vitali ha lavorato un’intera
legislatura per ottenerne l’omologazione e il destino ha voluto che questa
arrivasse con il cambio dell’amministrazione. Negli stessi mesi sono usciti
provvedimenti governativi che impongono accorgimenti più efficaci per contenere
l’inquinamento nelle città, non solo nei centri storici.
La giunta ha presentato un piano del traffico
che, di fatto, riconferma l’accesso al centro storico solo per coloro che
hanno regolare autorizzazione. Per fare rispettare questo banale provvedimento o
usi i vigili, che sono pochi, o usi lo strumento tecnico che hai a disposizione
come ha fatto, copiandoci, il Comune di Mantova da ieri.
O liberalizzi la circolazione, a scapito della
salute, o fai il possibile per far rispettare ciò che vuoi vietare.
E’ banale ma sono convintissimo che la
volontà di non utilizzare Sirio sia ciò, più degli altri provvedimenti che
giudico marginali, che ha creato il pertugio giuridico per una sentenza
discutibile ma utile per riflettere.
Riconoscere un errore non sminuisce nessuno
come accettare un consiglio da chi di errore ne ha fatti tanti.
Bologna, 17 luglio 2001 Maurizio Cevenini
I resistenti
Nei giorni scorsi, come avveniva per radio
Londra in anni ormai lontani, in occasione del lancio, ingenuo e ardito del bar
dell’ Ulivo- Ciccio, mi è giunto un segnale di vita da Gargonza.
In quella bella località, nota nella recente
storia politica per il famoso discorso di D’Alema sulla morte dell’Ulivo, un
gruppo di ulivisti della prima ora ha segnalato la proprio presenza ricordando
che nel 95-96 si avvicinarono alla politica molti giovani che senza sedi si
riunivano appunto nei bar.
In quanti saremo in Italia, iscritti e non ai
partiti, che credono alla forza della coalizione? Certamente la stragrande
maggioranza di coloro che hanno votato per una parte contro l’altra ma all’interno
dei singoli partiti non esistiamo, non contiamo. Io credo ancora ai partiti, ma
in modo strumentale. Devono essere i motori per traghettare il sistema politico
in modo deciso verso il sistema bipolare compiuto. Ci attende un lungo periodo,
spero di sbagliare, di opposizione durante il quale Berlusconi e i suoi, facendo
tesoro dell’esperienza precedente, eviteranno quegli scossoni sociali che
portarono tanti italiani nelle piazze. Il primo segnale è l’approccio dolce
al G8 di Genova e le dichiarazioni rassicuranti su concertazione, pensioni, ecc.
Anche questo è un atteggiamento strumentale che, scomparse le ideologie e non
tutti i nostri se ne sono resi conto, nel medio periodo appaga l’elettore
distratto.
Ecco allora l’esigenza che tutti i
resistenti dell’Ulivo, in ogni parte d’Italia, lavorino per il primo vero
obiettivo: contrapporre a Berlusconi un’alternativa unica, solida ed omogenea.
E se vale come un tempo, si ricomincia dai
Bar.
Bologna, 2 luglio 2001
Maurizio Cevenini
DS: l’Emilia Romagna alzi la testa
La Direzione dei DS ha iniziato a discutere
dell’esito elettorale e soprattutto del futuro del Partito e la relazione di
Salvatore Caronna, pur nella doverosa prudenza, è stata ricca di spunti e
condivisibile sull’esigenza di correggere un’immagine troppo legata alle
dispute interne.
Io credo che il principale obiettivo di tutto
il dibattito che ci avvolgerà per mesi dovrà guardare alla grande scadenza che
attende tra tre anni Bologna. Sarà prevedibilmente il prossimo appuntamento
politico ed avrà lo stesso valore simbolico del ’99. Non dobbiamo sbagliare
nulla a partire dalla continuità del lavoro nell’Ulivo, mantenendo viva quell’unità
di intenti che ci ha fatto recuperare consensi.
Sul piano nazionale tutti vogliono, a parole
un dibattito sereno ma schietto, superando i riti del passato.
Proprio per la schiettezza che richiede il
momento e pur lasciando al dibattito congressuale l’analisi puntuale sulla
prospettiva che comunque, a mio avviso, deve vedere la coalizione davanti ai
Partiti, ritengo che la principale lezione del 13 maggio, che avremmo dovuto
capire meglio quando ci fu un impegno tiepido in gran parte del Partito nel
referendum elettorale, è che gli elettori ci stanno trascinando inesorabilmente
verso una rivoluzione bipolare. Guai a dare l’idea della chiusura nei propri
steccati con l’illusione di ricreare i grossi partiti autosufficienti tipici
di un sistema proporzionale sconfitto nei fatti.
Con il nostro 16% rappresentiamo una
componente di questo schieramento e mi pare profondamente sbagliato frantumarlo
in correnti interne non riconosciute dagli iscritti, figuriamoci dagli elettori.
Quando poi si vede che l’organismo
"snello" che dovrebbe portarci al congresso è composto da 11
reggenti, pesati con il bilancino delle correnti, aumentano le preoccupazioni
sulla percezione romana della delicatezza del momento.
Tra l’altro mi infastidisce in modo
particolare che il Partito, che ha tanto enfatizzato il ruolo delle Regioni, non
abbia inserito neppure un emiliano romagnolo in un organismo tanto pesante
quanto, temo, inconcludente.
Non siamo una società per azioni e quindi non
si può ragionare di soli numeri ma anche questi contano, eccome, in termini di
eletti e di finanziamenti e mi pare riduttivo che da Piacenza a Rimini, con
particolare attenzione per il triangolo Bologna Modena Reggio Emilia, siano solo
campi giochi per le feste dell’Unità.
Credo sia venuto il tempo che anche dalla
nostra regione, dai suoi leader, dai suoi eletti, venga un segnale forte e
significativo sulla volontà di guidare un processo di cambiamento
indispensabile per non morire.
Bologna, 5 giugno 2001
Maurizio Cevenini
Un fiore per non dimenticare
Oggi è stato il 56° anniversario
della liberazione di Bologna.
Un appuntamento particolare dopo l’attacco,
ancora in corso, alla resistenza da parte della maggioranza di Palazzo D’Accursio.
I giovani in Santo Stefano, la grande partecipazione in sala Farnese per la
cerimonia ufficiale hanno testimoniato la volontà di difendere i valori alti
della nostra democrazia nata dalla Resistenza.
I
compagni della sezione Colli Galvani di Santo Stefano hanno voluto ricordare in
modo diverso questa giornata. Un piccolo corteo ha raggiunto tre punti
particolari del quartiere, tre lapidi per deporre un mazzo di fiori in ricordo
di uomini diversi uniti nella lotta per la libertà.
In calce ne troverete le brevi biografie,
semplici nelle parole dell’epoca.
Servano da monito e volontà di non
dimenticare.
Bologna, 21 aprile 2001
Maurizio Cevenini
Sala
Farnese, sabato 21 aprile 2001
Il Sindaco di Bologna ha ricordato oggi l’anniversario
della liberazione.
Come i suoi predecessori ha fatto un bel
discorso. Ogni frase pronunciata da Giorgio Guazzaloca è in sé condivisibile.
Ma oggi non era un anniversario qualunque perché nella commissione Statuto
pende la minaccia della cancellazione della frase "nata dalla
Resistenza". Il Sindaco ha già detto che per lui può rimanere ma questo
non è bastato alla maggioranza che lo sostiene per chiudere la questione.
Anzi
è bene ricordare che ieri, nel corso della commissione, i rappresentanti della
maggioranza hanno colto l’occasione per censurare il comportamento mio e del
Presidente Benecchi per aver osato scrivere al Sindaco cercando di blindare
quella parte di Statuto.
Per questo, forse banale, motivo è mancato
qualcosa nel suo intervento.
Io, al suo posto, avrei aggiunto questa breve
frase: "fino a quando sarò il Sindaco di Bologna nessuno toglierà quella
frase dalla Statuto".
Bologna, 21 aprile 2001
Maurizio Cevenini
Una Montagnola elettorale
Berselli vola tra le nuvole con la sua
mongolfiera mentre Raisi rimane saldamente con i piedi per terra; entrambi sono
lanciati nella campagna elettorale per sé stessi e per il proprio partito.
Berselli è tranquillamente primo nella quota proporzionale di AN, Raisi da
secondo è legato ad una combinazione di risultati per ottenere l’agognata
elezione al Parlamento. Raisi sfodera tutte le sue armi da un lato sostenuto dal
Partito che guida a Bologna, dall'altro mettendo a frutto il ruolo importante di
esponente della Giunta Guazzaloca. Il Sindaco anti-partito paradossalmente è il
traino per le avventure elettorali dei suoi assessori di Partito. Raisi lo sa
bene e accelera. Vedrete quante belle iniziative annuncerà il nostro assessore
da oggi alle elezioni; sulla prima, però, gli è andata male per un banale
incidente di percorso. Da pochi mesi il Comune ha un nuovo segretario generale
che, chiamato ad esprimere un parere tecnico sulle iniziative della giunta, ha
rotto il primo giochino di Raisi: il lancio in grande stile del progetto di
riqualificazione della Montagnola. Era tutto pronto, certamente anche la mega
conferenza stampa di lancio ma l’ingenuo segretario si è permesso di dire che
quel progetto aveva l’esigenza del vaglio di quell’Ente inutile chiamato
Consiglio comunale. In tempi normali lo slittamento di circa un mese sarebbe
prassi ordinaria, vedi il piano del traffico che non scandalizza nessuno se è
in ritardo di quasi un anno; ma le elezioni non aspetto e la riqualificazione se
viene annunciata il 14 maggio non ha lo stesso valore…
Forza Enzo, pensane un’altra.
Bologna, 13 aprile 2001
Maurizio Cevenini
Agenzia di stampa, fresca di giornata:
(ER) COMUNE BOLOGNA. MONTAGNOLA, LA PASQUA PORTA CONSIGLIO=
CEVENINI: "COMUNQUE SI VA IN AULA. SU PARCO NORD RAISI
SBAGLIA" ---------------------------------------------------------------
(DIRE)- BOLOGNA- OGNI DECISIONE SULLA DELIBERA DEL PARCO DELLA MONTAGNOLA E'
RINVIATA A DOPO PASQUA. ENZO RAISI, ASSESSORE ALLE ATTIVITA' PRODUTTIVE DEL
COMUNE DI BOLOGNA, AVEVA PARLATO DI UNA SOLUZIONE RAPIDA ("ENTRO DUE
GIORNI"), SPIEGANDO ANCHE CHE IN DISCUSSIONE NON ERA IL PROGETTO MA SOLO IL
BANDO PUBBLICO PER LA RIQUALIFICAZIONE DEL PARCO. OGGI, PERO', L'INCONTRO TRA IL
SEGRETARIO GENERALE, MARCELLO NAPOLI, E IL DIRETTORE GENERALE DEL COMUNE, FULVIO
ALBERTO MEDINI, NON C'E' STATO E OGNI DECISIONE E' STATA RINVIATA: "NON CI
SIAMO INCONTRATI- DICE MEDINI- LA DECISIONE E' STATA RINVIATA A DOPO
PASQUA".
SULLA QUESTIONE TORNA ANCHE MAURIZIO CEVENINI, VICEPRESIDENTE
DEL CONSIGLIO COMUNALE, SECONDO IL QUALE ADESSO LA DECISIONE DEVE PASSARE DAI
TAVOLI TECNICI A QUELLI DELLA POLITICA: "A QUESTO PUNTO CREDO CHE SI DEBBA
TORNARE COMUNQUE IN AULA. IL PASSAGGIO IN COMMISSIONE E IN CONSIGLIO COMUNALE E'
RISPETTOSO NEI CONFRONTI DI TUTTI, NON SOLO DELLE MINORANZE. TRA L'ALTRO MI
SEMBRA CHE MOLTI ESPONENTI DELLA MAGGIORANZA, SUL FATTO DI DOVER TORNARE IN
CONSIGLIO, NON NE FACCIANO AFFATTO UNA TRAGEDIA". NEI GIORNI SCORSI RAISI,
PUNTO SUL VIVO DALLE POLEMICHE SEGUITE AL "BLOCCO" DELLA SUA DELIBERA,
AVEVA DETTO CHE SE QUESTA DELIBERA NON ERA DI COMPETENZA DELLA GIUNTA ALLORA
BISOGNAVA RIVEDERE MOLTE COSE E TRA QUESTE ANCHE LA DELIBERA SUL PARCO NORD,
APPROVATA DALL'AMMINISTRAZIONE VITALI. ANCHE SU QUESTO PUNTO ARRIVA LA RISPOSTA
DI CEVENINI: "VOGLIO RICORDARE CHE LA DELIBERA SUL PARCO NORD NON ANDO' IN
CONSIGLIO, MA ANDO' IN COMMISSIONE E LA' CI FU UNA DISCUSSIONE APPROFONDITA. TRA
L'ALTRO LA COMMISSIONE ERA PRESIEDUTA PROPRIO DA ENZO RAISI".
(ORO/ DIRE)
16:45 13-04-01
NNNN
Bologna 27 marzo 2001
A Indro Montanelli, cittadino bolognese
Carissimo Montanelli,
sono contento di far parte di coloro che lo scorso anno
accolsero, con grande piacere, la scelta del Sindaco Guazzaloca di volerLa come
cittadino onorario.
In questi giorni Lei ha dimostrato, come se ce ne fosse
ancora bisogno alla Sua non verdissima età, di essere un combattente, strenuo
difensore delle proprie idee.
Si sente, palpabile nell’aria, in questi giorni di brutta e
confusa campagna elettorale, la corsa smodata verso il carro di colui che si è
definito da subito "il vincitore".
Lei ha avuto il coraggio di dire, ancora una volta, quello
che pensava in modo duro, mettendo certamente in conto i fiumi di fango che le
sarebbero arrivati.
Non so se si pentirà pensando a quanti, e sono convinto
siano molti, ha dato spinta e motivazione per fare una battaglia che si
considerava persa.
Ricordo che quando la salutai incontrandola a Bologna per
sintetizzare il mio ruolo, Le dissi "sono uno di quelli che ha perso"
e Lei mi rispose "io nella vita ho perso sempre".
Fu per me un incoraggiamento perché chi sceglie in libertà
vince sempre. Nel mio piccolo cerco di farlo anche se questo mi è costato e mi
costerà, in un panorama politico che privilegia sempre più le scelte di
potere.
Ho deciso di scrivere al concittadino quando dal fango, si è
giunti alle minacce.
Continui la lotta per la libertà, caro Montanelli e ogni
volta che avrà tempo venga a parlare con i "ragazzi" di Piazza
Maggiore che tanto la contrastarono in passato ma col rispetto dovuto ad un
grande italiano.
La carta d’identità
di Bologna
Questa settimana molti impegni di lavoro e di
politica mi hanno impedito di mantenere il contatto con "il nucleo
duro" degli affezionati lettori del sito.
Mi scuso e mi riprometto, seppur in forma
sintetica, di essere più assiduo.
E’ stata, quella trascorsa, una settimana
particolare e intensa sul piano politico.
Quando sabato scorso, assieme a Benecchi,
decidemmo di scrivere una lettera aperta al Sindaco della città, valutammo che
qualcuno, in particolare per le cariche istituzionali che ricopriamo, avrebbe
potuto sollevare eccezioni. Oggi abbiamo avuto la certezza di aver colto nel
segno: la maggioranza che governa Bologna, in particolare AN e Forza Italia,
aveva l’intenzione di cambiare il volto della carta d’identità di Bologna.
E’ vero che fu Rocco di Torrepadula nel novembre scorso a chiedere per primo
la cancellazione della frase "nata dalla Resistenza" ma quindici
giorni fa, AN Forza Italia e la lista del Sindaco dettero il loro appoggio. Se
noi avessimo tenuto celato nei cassetti della commissione la proposta fino al
termine dell’istruttoria sullo Statuto, questa sarebbe arrivata in Consiglio
Comunale e votata. Questa è la verità. Da qui la reazione al "coperchio
sollevato" sulla vicenda; sarebbe stato comodo, casomai dopo la vittoria di
Berlusconi (che non è ancora scontata!), davanti ad un’opposizione
frastornata dall’esito del voto, imporre il cambiamento. Bologna ha reagito
immediatamente, giovani e anziani, molti elettori della lista del Sindaco, si
sono ribellati imponendo agli oltranzisti una ritirata strategica. Anche il
Sindaco, al quale abbiamo scritto perché riconosciamo il suo attaccamento ai
valori della Resistenza, ha dovuto dire la sua in modo chiaro; stiamo alla
sostanza e non importa nulla se afferma che nessuno gli ha chiesto un
pronunciamento. Ma non è finita. Lunedì in Consiglio Comunale chiederemo ai 47
eletti dal popolo di esprimersi su un documento inequivocabile che troverete in
altra parte del sito.
Bologna, 17 marzo 2001 Maurizio Cevenini
Il combinato disposto
In giurisprudenza capita spesso che l’associazione
di due o più leggi, normative o regolamenti, che prese singolarmente non hanno
alcun legame, se lette ed incrociate in un determinato contesto, portano a
conclusioni impensate. Capita spesso che nei tribunali, su queste basi, si
giunga a sentenze clamorose; questa procedura nel linguaggio giurisprudenziale
parte da un assunto: il combinato disposto delle leggi… ecc.ecc.
Succede che ieri sullo stesso giornale vi
sia una lunga e articolata intervista a Mauro Zani, segretario regionale dei DS
sulla situazione politica nazionale e bolognese. Come tutti sanno il titolo dei
pezzi ha una straordinaria importanza sul lettore sia perché nel corso della
lettura concentra l’attenzione nella ricerca di quel passaggio, ma soprattutto
perché solo un terzo dei lettori di titoli legge tutto l’articolo. Quel pezzo
era titolato: "Guazzaloca, ha bisogno di noi"; nell’articolo il
concetto era sviluppato in modo sostanzialmente corretto ma questo è
irrilevante per le conclusioni a cui voglio arrivare. Sullo stesso giornale ma
anche in altri si dava ampio risalto, in questo caso fotografico, al gruppo di
amici di Guazzaloca in posa assieme al quadro consegnato in occasione del
compleanno del Sindaco. Quasi tutti gli amici in posa sono stati o sono tutt’ora
esponenti di primo piano del PCI prima, dei DS poi. C’è qualcosa di male?
Assolutamente no, anzi se qualcuno mi avesse chiesto se volevo partecipare al
gruppo per il regalo lo avrei fatto volentieri. Non è qui il problema.
I due fatti (intervista e foto di gruppo)
non hanno relazione diretta tra loro, ma il combinato disposto dei due fatti ha
fatto giungere molti militanti della sinistra a questa conclusione: siete
ambigui, non fate opposizione.
Non è vero e lo stretto ceto politico lo
sa bene. Ma a volte la contemporaneità di certi messaggi provoca effetti
indesiderati.
Il combinato disposto colpisce ancora.
Bologna, 9 febbraio 2001
Maurizio Cevenini
Premessa:
un editoriale del giornale della lista di Salizzoni attacca duramente la Regione
responsabile di aver affossato il progetto di tunnel collinare (ammettono il
definitivo abbandono del progetto) venendo in soccorso dei deboli diessini
bolognesi……
Tunnel collinare: fosse solo questo
il problema
Voglio seguire il ragionamento
dell’editorialista del giornale della Lista Salizzoni "Governare
Bologna" e accettare che il fallimento definitivo del progetto tunnel sia
frutto della concertazione tra Ds deboli in comune che si alleano con i forti in
Regione. Intanto in questo modo liberiamo la fantasia degli estensori del
progetto per dedicarsi a qualche altra, altrettanto irrealizzabile, idea. Ma mi
sento di porre alla lista civica, che tanto ha contribuito al rinnovamento della
politica, una domanda di più ampio respiro: galoppiamo veloci verso i due anni
di mandato amministrativo, avete chiaro che cosa potete o volete fare per
Bologna? E’ certa e univoca la proposta della Giunta per la grande viabilità?
Tra i progetti di utilizzo che si accavallano per S. Cristina, Staveco, nodo
ferroviario qual è quello della Giunta? Cari amici qualcosa ve lo bloccheranno
pure i PCI-PDS-DS e compagnia ma non vi pare di metterci molto del vostro nella
paralisi imminente?
Bologna, 30 gennaio 2001
Maurizio Cevenini
Un
sabato tra compagni
Dimmi cos'è che ci fa sentire uniti...
Inizia così una bella canzone di Antonello Venditti e poco
importa se è l'inno della Roma.
Sabato scorso su richiesta del compagno Sebastiano Rizzo,
grandissimo cuoco, sono stato invitato alla cena del tesseramento della storica
sezione Cesari-Fantoni, nel quartiere Navile.
Mi capita di rado di essere invitato fuori dal mio quartiere
di riferimento e quando avviene rappresenta per me qualcosa di particolare.
Una bella sala pulita, una cucina attrezzata, i soliti
preziosi volontari, cuoche e cuochi di prim'ordine. Più di cento persone. Ai
muri, senza vergogna, pezzi della nostra storia: Togliatti, Berlinguer, in un
angolo nascosto anche Lenin.
Una sezione, insomma, come tante nella nostra regione ma con
un calore particolare che solo chi ha creduto per anni in ciò che di pulito ha
rappresentato il PCI e il suo seguito, può capire.
Il cortese segretario di sezione, forse un po' intimorito da
esperienze precedenti, mi ha chiesto se parlavo per molto. L'ho rassicurato
anche perchè i compagni erano già appesantiti da primi, secondi, dolci
abbondanti; sono stati pochi minuti su Guazza, Bologna, le elezioni e i collegi
le cui sorti, ancora una volta sono in mano a loro, a quelli che ci credono
veramente. Che differenza rispetto ai freddi discorsi del Consiglio Comunale,
tanto spesso autoreferenziale, e alla fine le chiacchiere con tanti che
chiedevano spiegazioni e dicevano la loro, ben più informati di quanto si possa
pensare. Poi tra un caffè e un amaro, l'estrazione dei premi: ho anche vinto
una primula che ho regalato alla "reginetta" della serata. Una sera
senza televisioni, spettacoli, computer, una sera qualunque molto simile ad
altre dal dopo guerra ad oggi, purtroppo con pochi giovani.
Un altro mondo rispetto alle feste di Arcore e dintorni, ma
per me una sensazione piacevole di casa . Ecco perchè sto ancora in questo
partito.
29 gennaio 2001
Maurizio Cevenini
Collegi
elettorali: correranno i più forti?
Mauro Zani, segretario regionale dei DS,
nel presentare le nostre iniziative per la campagna elettorale ha fatto un’affermazione
importante: i più forti nei collegi difficili.
Considero rilevante questa dichiarazione ed
esprimo il mio parere.
Tutti i sondaggi, in modo sfacciato e poco
credibile quelli commissionati da Berlusconi, con più equilibrio altri, danno
in vantaggio il Polo (non riesco a chiamarla Casa delle libertà) sull'Ulivo.
Molti fattori obiettivi avvalorano questa tesi: senso di maggiore coesione
attorno al capo-padrone-finanziatore, campagna promozionale più efficace,
posizione di rifondazione comunista, Di Pietro ed altro ancora. Tutto questo non
deve indurre l’Ulivo (mi piace meno centro-sinistra) alla rassegnazione in
particolare perché sono certo che all’interno del nostro schieramento vi sono
uomini ed idee più valide per una salda azione di governo. Questi cinque anni
lo stanno a dimostrare anche se quattro governi diversi hanno dato il senso
della frantumazione del nostro schieramento. Gara durissima quindi che si
giocherà collegio per collegio; se è vero infatti che un conteggio matematico
dei voti ottenuti alle regionali ci darebbe spacciati, la variabile dei collegi
apre uno spiraglio che potrebbe produrre una sconfitta più ampia ma anche una
vittoria. Spiego, ricollegandomi alle affermazioni di Zani.
Ogni collegio elettorale ha le dimensioni
di una media città italiana, sotto i centomila abitanti; nelle forme consentite
dalla legge il candidato con tutti i mezzi a disposizione può battere, palmo a
palmo, il collegio sfidando l’avversario principale sui temi che gli sono più
congegnali. Credo, e sotto questo profilo ritengo di non essere presuntuoso, che
il nostro schieramento abbia un numero di possibili competitori più preparati
di quelli messi in campo dal Partito-azienda e dai suoi alleati. Bisogna vedere
se saremo in grado, nei singoli corpo a corpo di contrapporre la donna o l’uomo
giusto per le caratteristiche di ogni collegio.
Perché ogni zona del paese ha
caratteristiche diverse e a volte il farmacista o il leader di un comitato può
essere straordinariamente più idoneo o efficace di un politico di lungo corso.
Ovviamente il ragionamento vale in
particolar modo dove, sulla carta siamo spacciati, ma anche dove, seppur
vincenti, la conquista di un numero maggiore di voti svolge un effetto di traino
per il voto proporzionale.
Non vivo nel paese delle meraviglie e
quindi capisco benissimo che il disegno generale dei candidati deve tenere conto
di tutti i partiti delle coalizione che al loro interno hanno problemi di
genere, di aree, di sensibilità…..ecc. ecc.
Però, essendoci complicati la vita con gli
errori di questi ultimi anni, dobbiamo avere tutti la consapevolezza che solo
con un impegno straordinario si può correre per vincere. Se ogni partito o
gruppo si limita a garantire i collegi sicuri ai propri generali la sconfitta è
certa.
Bologna, 25 gennaio 2001
Maurizio Cevenini
Ancora sull’Election Day
Il tema dell’Election Day- in italiano
giorno elettorale - tiene banco nel dibattito politico. In questa pagina vorrei
sottolineare l’aspetto che a mio avviso è determinante per sostenere la
necessità dell’accorpamento elettorale. Le due posizioni che si confrontano
hanno due principali motivazioni: l’Ulivo sostiene la motivazione del
risparmio economico (circa 500 miliardi) ed del risparmio di ore perse per la
didattica nelle scuole, il Polo ipotizza la possibilità di confusione (Berlusconi
si è lanciato parlando persino di brogli) degli elettori davanti a troppe
schede. In ognuna di queste posizioni ci sono elementi di verità che il
governo, unico deputato a decidere deve considerare. Ma io mi sento di
aggiungere l’elemento più importante: premesso e dato per scontato che non si
può votare a distanza di poche settimane; prescindendo da chi vincerà le
politiche; nei sei mesi di distacco tra elezioni politiche e amministrative, chi
governerà le città, in particolare le grandi città? I Sindaci uscenti, se
candidati, si occuperanno solo di salvaguardare la propria immagine e saranno
impegnati a pensare al proprio futuro. In mezzo i partiti, che svolgeranno quell’azione
di posizionamento elettorale, che significa totale paralisi. Possiamo
permettercelo a Roma, Milano, Napoli, Torino? Assolutamente no.
Bologna, 29 gennaio 2001
Maurizio Cevenini
Un Paese civile vota una volta all’anno
Sono in corso trattative tra gli schieramenti
per decidere se elezioni politiche e amministrative devono essere svolte nello
stesso giorno.
Sono profondamente convinto che uno degli
elementi, certamente non il principale, che hanno allontanato dalla politica
molti italiani sia stata la chiamata frenetica al voto.
Il voto è la massima espressione della
democrazia abusarne è grave in particolare quando avviene che: un referendum
venga furbescamente modificato con una legge successiva; si vota per una
coalizione e dopo un anno questa crolla e via di casi italiani.
Il governo dell’Ulivo ha voluto una legge
che accorpa, in un solo giorno, le scadenze elettorali cerchiamo di essere
coerenti.
Bologna, 25 gennaio 2001
Maurizio Cevenini
LOCAT E "FIORENTINA"
E' di ieri la notizia che il Procuratore di
Bologna Luigi Persico ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta avviata sul
ruolo di vice Presidente della società finanziaria Locat ricoperto dal Sindaco
di Bologna.
Ho appreso con soddisfazione che il
Procuratore ha tratto spunto per queste conclusioni, anche dal testo del mio
intervento in consiglio comunale nel quale parlavo di inopportunità politica di
tale incarico, senza che ciò avesse alcuna rilevanza giuridica.
Ho sempre sostenuto, e lo ribadisco, che
l'avversario poltico lo si contrasta con le idee e le proposte ed il giudizio
finale è in mano agli elettori.
Giudico meschino, quindi, trovare scorciatoie
legate a cavilli formali o giuridici.
Per me il "caso Locat" non è stato
nè l'uno nè l'altro: Guazzaloca, per ciò che mi riguarda, è uomo onesto e
capace; ho ritenuto, e ritengo tutt'ora, che il Sindaco di una grande città non
dovrebbe avere, sul piano dell'opportunità politica, incarichi in società di
rilievo. Non tanto per non cadere in favoritismi e azioni illegittime, ma per
non essere costretto, troppo spesso, ad agire valutando ogni volta la
compatibilità dell'iniziativa.
E sono certo che Giorgio Guazzaloca,
Presidente dell'Associazione macellai, ne avrebbe molte da dire, in questi
giorni, sull'abolizione dell'amata fiorentina, facendo lezione a qualche
incompetente in materia, ma deve muoversi con equilibrio, a volte trattenersi,
quando deve decidere le sorti delle mense comunali.
Ne parlo volentieri perchè troppo spesso mi
trovo io stesso, non per aspetti formali ma appunto per opportunità politica, a
tacere sul tema della sanità, che più conosco essendo legato alla mia
professione, anche quando ne parlano incompetenti-compatibili.
Rispondo quindi, in questo mio spazio libero,
a coloro che non avevano capito nulla della mia azione sulla vicenda Locat.
Le parole di Persico, senza presunzione, sono
il riconoscimento alla trasparenza dell'azione politica e la sconfitta di chi la
vuole ridurre a scontro di tribunale.
Ribadisco che spetta al Sindaco la valutazione
di opportunità.
Bologna, 21 gennaio 2001
Maurizio Cevenini
NESSUNA VERGOGNA
Ottant'anni fa, a Livorno, nasceva il Partito
Comunista Italiano.
Io mi iscrissi a quel Partito nel 1974; non
ero a conoscenza dei danni devastanti che il comunismo stava praticando nel
mondo. Davanti a me, in Italia, vedevo tanti militanti che strappando al riposo,
alle famiglie tempo prezioso lavoravano per diffondere un giornale, fare feste
dell'Unità, contribuire alla difesa della tanto amata libertà. Nessuno di
coloro che frequentavo in quegli anni credeva alla dittatura del proletariato ma
allo sviluppo del proprio Paese.
A tutti i comunisti italiani che in questi
anni, con il proprio lavoro onesto, hanno radicato la democrazia in Italia va il
mio ringraziamento, senza vergogna.
Bologna, 21 gennaio 2001
Maurizio Cevenini
1
gennaio 2001
Non sono Umberto
Veronesi, non sono Walter Veltroni, non sono Beppe Signori. Sono Maurizio
Cevenini, sostanzialmente uno sconosciuto che, con sfrontatezza, mette in
circolazione un sito con il proprio nome.
Non a caso ho
indicato in apertura tre personaggi noti, tre amici, che frequentano il mondo
dei miei interessi professionali e di svago.
-
La Sanità
che da 25 anni rappresenta la mia professione;
-
la politica
che rappresenta la passione e in parte una malattia;
-
il calcio
l'aspirazione da bambino e lo sfogo da adulto.
-
Tutto normale
insomma, fino alla scintilla di quel
-
20 dicembre 2000.
La storia
completa si può leggere qui a fianco ma la sostanza è che, per la prima volta,
ho provato una limitazione alla libertà, alla circolazione delle idee. Forse
sono stato abituato troppo bene o troppo male ma in questi anni ho fatto e detto
solo ciò che sentivo e, pur perdendo treni importanti, ho respirato aria
pulita. Quel giorno per pochi minuti mi sono sentito solo, mi è mancata l'aria.
Tra i tanti, non
tantissimi, che mi hanno espresso solidarietà mi è giunto un regalo
bellissimo, questo sito; l'idea è di una cara amica che firma, come autrice,
queste pagine senza la consulenza di Bill Gates.
Ho pensato alle
ripercussioni di questa iniziativa, soprattutto se lo leggerà accidentalmente
qualcuno oltre me e l'autrice, ma ha prevalso l'idea che su questo contenitore
nessuno potrà sollevare eccezioni di incompatibilità. Uno spazio libero, un
diario dove scrivere di politica, di sanità, di calcio, di Bologna, di ciò che
voglio.
A quarantasei
anni ho deciso di non cambiare; io, come dovrebbero fare tutti, utilizzerò
tutti gli spazi liberi a disposizione per comunicare.
Il mio editore
(quella di cui sopra) mi ha consigliato di mettere un numeratore, così sapremo
se qualcuno, come succede per strada quando si imbocca un vicolo sbagliato,
inavvertitamente ci ha letto.
A questi
viandanti spaesati chiedo umilmente scusa invitandoli a leggere, con un sorriso,
lo sfogo di un solitario che ama la compagnia.
Maurizio Cevenini
Congresso DS prima tappa di
avvicinamento al partito dell’Ulivo
In Comune subito il gruppo unico dell’Ulivo
Per prima cosa occorre dire che questo Congresso non ha
raggiunto con i suoi messaggi la gente.
Mozioni e progetto 2000, lunghi e poco accattivanti, sono
stati oggetto di discussione solo tra i politici. Gli stessi delegati non hanno
letto tutti i testi.
La mozione Veltroni contiene l’unico progetto credibile per
la presenza di una sinistra di governo nel nostro Paese, dall’altra parte si
propone una sinistra orgogliosa che ha scritto un testo pieno di affermazioni
che toccano i cuori ma che conducono all’isolamento. La sinistra in Italia
non supera mai il 35%.
Da qui voglio partire per indicare alcuni punti fermi della
nostra strategia politica futura.
La scelta bipolare è irreversibile, da qui è la nata la
vera novità del panorama politico italiano: l’Ulivo.
Basta scorrere la storia degli ultimi anni.
1996 – vinciamo le elezioni con una schiacciante minoranza,
è giusto ricordare che la somma dei voti, in senso stretto, aveva assegnato la
maggioranza al centro destra. Evidentemente, ha vinto l’idea di coalizione nei
singoli Collegi, anche se fu determinante l’isolamento della "Lega".
1997 – primo attacco demagogico di Bertinotti con le 35
ore, scende in piazza il popolo dell’Ulivo; per la prima volta le piazze si
riempiono non solo di militanti dei partiti.
1998 – in maggio entriamo nell’Euro e per la prima volta
tutti i sondaggi danno all’Ulivo il 51% con il Pds in grande ripresa; scatta l’agguato
di Bertinotti che non dovremo mai dimenticare. D’Alema diventa Presidente per
necessità.
E qui subiamo una profonda crisi, anche se il Governo ha
lavorato bene. Le speranza legate all’Ulivo si affievoliscono anche sotto le
mazzate di alleati strumentali come Cossiga.
1999 – abbiamo perso, anche per scarso impegno di parte del
nostro partito, l’appuntamento referendario che avrebbe portato un colpo
decisivo a Berlusconi.
Io credo che la sconfitta di Bologna sia legata strettamente
all’interruzione del cammino dell’Ulivo.
Le altre motivazioni locali restano tutte ma non sarebbero
state sufficienti con Romano Prodi al Governo. La nascita dell’Asinello è
stata determinante nel dare il segno della disgregazione.
Naturalmente i compagni di Rifondazione che sbagliano sempre
hanno dato un bel colpo alla situazione politica. Piccolo esempio: essendo stati
gli unici a votare contro il voto agli italiani all’estero, i
"Rifondatori" hanno dato il messaggio che a sinistra si rifiuta questo
diritto e sai quanti voti ci daranno……
E arriviamo al collegio 12. Concordo con Zani: nessun
trionfalismo ma il dato oggettivo è che nella prima elezione, dopo quella del
giugno scorso, la maggioranza dei bolognesi premia il centro sinistra.
E qui sta il punto: vince l’Ulivo, la coalizione.
Non sono sicuro che un voto proporzionale ci avrebbe premiato
allo stesso modo e per questo, anche se so che sarà un percorso lungo e
difficile il nostro impegno si dovrà sviluppare per il superamento degli
attuali partiti e per la costituzione di una grande coalizione strutturata.
Le differenze e le sensibilità avranno spazio all’interno,
ma giudico riduttivo avere l’obiettivo modesto di far parte di una componente
di un partito al 17-20%; per questo non sarò mai organico a nessuna nostra
corrente.
Su Bologna. Anche qui concordo con Zani, siamo ancora lontani
dal recupero di credibilità. Non dobbiamo farci prendere dalla bramosia di
un'opposizione ottusa e irresponsabile. In 5 mesi stanno già manifestandosi
ampiamente le contraddizioni nella maggioranza. Salizzoni, Forza Italia, AN,
strattonano il Sindaco e chiedono a gran voce discontinuità.
Su questo li attenderemo, ma con l’orecchio rivolto ai
bolognesi che devono ricominciare a guardarci con simpatia. In particolare, i
giovani che stanno con "Guazza" devono individuarci come
interlocutori, anche perché usciti dal nostro castello di chiacchiere vuoto
facciamo vedere che la politica può essere patrimonio delle persone normali.
Concludo con un appello anche da questa autorevole sede: è
maturo il tempo a Roma e in particolare a Bologna per la costituzione del gruppo
unico dell’Ulivo in Parlamento e a Palazzo d’Accursio; anche gli atti
simbolici hanno un significato politico e la politica diventa più chiara se
rappresenta le reali tendenze aggregative in atto nel Paese, soprattutto quando
vengono palesemente proposte dagli stessi elettori. In una parola: con L’Ulivo
si vince, da soli no.
Bologna, 3 dicembre 1999 Maurizio Cevenini
IL PALAZZO DI VETRO
Il tema è particolarmente ostico. Non tanto per l’argomento e l'esposizione.
Ciò che a mio parere appare chiaro è come il legislatore, in un decennio,
abbia voluto completare il lungo cammino, avviato con la 142/90, di distacco tra
la gestione politico-amministrativa diretta (di fatto, i gestori erano
assessori, direttore generale dell'assessorato, presidente di commissioni
d'appalto, mediatore sociale) e apparato amministrativo che rivendica sempre
più autonomia, spesso a ragione, sullo strumento giuridico, che maneggia
meglio; con ciò distogliendo il politico da una scelta di governo che a volte
vuole forzare le regole.
Parliamo di
Comuni e quindi appare di straordinaria importanza il fatto che l'assessore, non
più consigliere, quindi spogliato del consenso popolare si presenti ancora più
debole nei confronti del dirigente-funzionario-apparato, nucleo omogeneo di
settore.
Seguendo la
traccia di questo ragionamento, e senza illusioni sul difficile momento della
politica, giungerò alla conclusione che il Palazzo di vetro, che come obiettivo
dovrebbe essere un auspicio, che con il concorso degli attori primari si deve
rendere concreto, a mio parere segnala la gran fragilità del vetro della nostra
istituzione Comune.
Spero di potermi
spiegare.
Con le mie
osservazioni voglio lasciare un interrogativo che può ribaltare il comune
pensare su questi dieci anni di grandi innovazioni.
Erano più bravi
gli amministratori degli anni 60, 70, 80? E' una china irreversibile? M’interessa
parlare di Bologna anche se, valutando di qualche fondamento il mio
ragionamento, può valere per altre amministrazioni del nostro Paese.
Spingo fino in
fondo la provocazione: era meglio il Cenerini (pseudonimo o nome di battaglia,
politica naturalmente, che ho assunto da quando il Sindaco ha voluto storpiare
il mio nome) di Dozza o il Vandelli di molti anni dopo? Non cito assessori di
Guazzaloca perché sarei spinto ad essere fazioso.
Quegli uomini e
quelle giunte avevano maggiore autorevolezza: non ho la minima incertezza su
questo; ma il motivo è legato al sistema che, partendo da presupposti
sacrosanti, sta segnando fortemente i suoi limiti.
In questi anni
parallelamente è cresciuto fortemente il potere del Sindaco (primo degli
eletti) e della sua Giunta nessun eletto o se eletto dimissionario, e sono
calati i poteri del Consiglio, tutto composto da eletti e quindi teoricamente
rappresentati riconosciuti da cittadini o da gruppi di essi.
Nel massimo
splendore della stabilità di governo, ricordo giustamente il fatto che per la
seconda volta a Bologna si elegge direttamente il Sindaco e la sua maggioranza
ha la saldezza del 60% dei consiglieri che lo sostiene. Quindi in pratica è
impossibile una crisi, sempre in agguato negli anni della mediazione
proporzionale e politica.
Proprio in questo
momento di fulgore, dicevo, la politica come rappresentanza e mediazione d’interessi
legittimi dei cittadini tocca il livello più basso.
I cittadini,
chiusa la fase di campagna elettorale (due mesi d’attivismo di 500-600
candidati più i partiti in affanno), cercano altre forme di rappresentanza più
efficaci: i comitati e le associazioni.
Il consigliere,
raramente quello di riferimento, viene utilizzato come strumento episodico di
agitazione politica; tristemente poco importa se di maggioranza o di
opposizione, importante è che sia efficace nel particolare. E allora assistiamo
al triste scambio di ruoli: significativa e di straordinaria attualità la
vicenda della cabina Enel dei Giardini Margherita.
Paradossalmente,
questo avviene fuori dagli strumenti classici della partecipazione a partire dai
quartieri; i comitati nascono sì nei quartieri ma sono completamente estranei
ai quartieri-istituzione ed ai suoi 180 eletti a suffragio diretto.
I cittadini
insomma non si riconoscono nella rappresentanza ed in parte ciò è legato alla
guida di pochi (sindaco) lontani dal rapporto diretto.
E allora
prevalgono altre forme di dialogo sempre più specialistiche e particolari.
Divengono leader avvocati che guidano microbattaglie giuridiche. Emblematico il
movimento nato dal comitato antistazione (referendum), che, se non fosse
avvenuta la discesa in campo di Guazzaloca, credibile se per un voto fosse
rimasto alla Camera di Commercio con qualche vantaggio anche per noi, sarebbe
divenuto prima forza di opposizione in consiglio comunale.
Esempio nella
sanità dove lavoro: fino a dieci anni fa il medico è supremo protagonista nel
campo della salute; l'evoluzione tecnologica in questi ultimi anni è superiore
ai ritmi dei cento anni precedenti, si lavora in totale sicurezza ma aumentano
spaventosamente i contenziosi. Nella patria dell'evoluzione tecnologica, gli
Stati Uniti, ogni medico ha mediamente 10 contenziosi annui.
Il paragone è
ardito ma non troppo; anche la pubblica amministrazione ha sviluppato e snellito
le sue procedure, pensiamo ad un esempio per tutti, archiviazione e
protocollazione.
Eppure la
macchina s’inceppa e soprattutto la volontà politica, espressa nei programmi
elettorali, non si concretizza;
Perché il
politico e il burocrate, non più legati da fede ideologica (che non neghiamolo
ha fatto da collante straordinario nello sviluppo a rete della città negli anni
dei grandi amministratori) si sfidano quotidianamente, in modo sottile e subdolo
a scapito delle realizzazioni. Il cittadino, non in quanto partecipante, ma
normalmente in veste di parte lesa e contraddittore, si lega all'uno o
all'altro, rallentando o mediando sul piano delle soluzioni.
In questo
contesto l’articolo 3 della legge 265/99 riscrive integralmente l’articolo 6
della legge 142/90 apportando notevoli differenze sul tema della partecipazione
e dei referendum.
Viene data grande
spinta alle libere forme associative che non sono più viste come aggregazione
di cittadini di quella città ma come organizzazioni popolari che possono anche
raccogliere istanze più vaste di cittadini non residenti (esempio studenti
fuori sede).
Le modifiche di
statuto imposte devono garantire inoltre il tempestivo esame delle istanze,
petizioni, proposte.
Per arrivare al
tema del referendum abrogativo sul quale, da convinto assertore del sistema
maggioritario, scottato dall’ultimo esito referendario che costerà caro alla
sinistra (ma questo è un altro film), esprimo tutto il mio scetticismo.
Da un lato il
referendum da obbligatorio diventa facoltativo, in precedenza la norma prevedeva
referendum consultivi, ora scrive che possono essere previsti referendum, dietro
presentazione di congruo numero di firme.
Eliminando l’obbligatorietà,
la 265 apre la possibilità di introdurre il referendum abrogativo, che
certamente, in linea teorica, apre molto sul piano della partecipazione,
soprattutto se può toccare temi decisivi nelle scelte amministrative: penso i
piani regolatori o del commercio e regolamenti.
Ma sono dubbioso
sul fatto che le amministrazioni non porranno vincoli severi, limitando
fortemente i campi di intervento.
Per la riuscita
di un referendum occorrono temi di grande richiamo, pubblicizzati dai media e
non pare ci siano i presupposti.
Comunque vedremo.
Riprendendo le
considerazioni d'avvio, il Sindaco eletto direttamente assume un potere enorme,
che esercita attraverso la giunta che sceglie e può revocare; al consiglio e
alle sue derivazioni rimane il ruolo importante, ma difficile da tradurre, di
indirizzo e controllo.
In questo
contesto si inserisce il rapporto maggioranza-minoranza nell’assemblea degli
eletti e il collegamento con la città: petizioni e udienze conoscitive,
istruttoria pubblica.
La prima vittoria
delle minoranze nel Comune di Bologna, il Consiglio che si emancipa dal
Sindaco-padrone è proprio l'istruttoria pubblica sul multimediale, forse
episodio unico, vista la prevista bocciatura sugli immigrati.
L’istruttoria
è il rapporto senza rete con aree vaste di attività nella città, che vengono
in consiglio comunale a portare idee e contributi.
Colgo l’occasione
anche qui per sollecitare un’ampia partecipazione con progetti e idee che
rompano il muro di isolamento che pare voler caratterizzare la Giunta Guazzaloca.
Altro
interrogativo: la concertazione sulla grande pianificazione territoriale, sulle
grandi opere può svilupparsi tra maggioranza e opposizione. La mediazione con
la società dove si svolge?
C'è
consapevolezza che a Bologna senza un rapporto con le altre istituzioni,
provincia e regione, ma anche tra maggioranza e opposizione non si accelera il
processo di crescita della città?
Prevale la
lentezza avvolgente del Sindaco Guazzaloca che può avere buona tenuta nel
rapporto quotidiano, ma rallenta Bologna.
E qui ricordo al
Sindaco che il costante discredito delle altre istanze elette (50% di Bologna)
è negativo per l'intero Palazzo, opacizza il vetro; "lasciatemi lavorare
voi fate chiacchiere..."
Quale
conclusione: ripongo qualche speranza nelle associazioni, Nuovamente tra queste,
per costruire, con il contributo di competenze, una reale alternativa di governo
alla guida avvolgente e soporifera di Guazzaloca.
Per condizioni
oggettive non è sufficiente l’azione interna dei gruppi consiliari di
opposizione e anche i partiti, che rispetto pienamente facendone parte, non
hanno al momento la spinta giusta per scuotere il cittadino elettore.
Purtroppo è
illusorio pensare che il movimentismo su episodi sia percepito come alternativa
credibile di governo; il rito assolutamente ineludibile degli interventi di
inizio seduta e delle domande di attualità se non mordono realmente sulle
scelte decisive portano acqua al Sindaco temporeggiatore e abile.
Bologna, 21
novembre 2000
MAURIZIO CEVENINI
|